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E alla fine arriva Stuyven

20/03/2021

L’equinozio è quel momento dell’anno in cui i raggi del sole arrivano perpendicolari all’equatore, facendo così durare allo stesso tempo la notte e il giorno (da cui il suo nome, “aequa nox”).

Quest’anno l’equinozio di primavera cadeva esattamente alle 10:37 ora italiana, quando cioè la 112esima edizione della Milano-Sanremo era nei dintorni di Pavia.

A quel punto della gara c’erano ancora davanti otto corridori con quasi sette minuti di vantaggio. Dietro controllavano fuga la Jumbo-Visma, la Deceuninck-Quick Step e la Alpecin-Fenix, cioè le squadre di van Aert, Alaphilippe e van der Poel.

Loro tre, nel momento esatto dell’equinozio, se ne stavano in mezzo al gruppo a godersi un sole zenitale che pareva indicarli, come d’altronde tutto il resto dell’universo, come gli strafavoriti di giornata.

Ma alle 10:37 mancavano ancora 270 km al traguardo, e doveva ancora succedere tutto.

I tre fenomeni dovevano ancora provare ad attaccare sul Poggio e vedere, per la prima volta nella stagione e quasi nelle loro carriere, di non riuscire a fare la differenza.

Dovevano ancora accorgersi con un qualche sgomento che in cima all’ultima salita Caleb Ewan era sempre lì in seconda posizione, e che a quel punto sarebbe stata dura batterlo sul traguardo di Via Roma.

Dovevano ancora, soprattutto, ritrovarsi nella spiacevole condizione di essere all’ultimo chilometro a dover rincorrere due corridori, Stuyven e Kragh Andersen, che si erano avvantaggiati di un pugno di secondi.

Ma facciamo un passo indietro.

Parte la Milano-Sanremo e dopo 4 km se ne va anche la fuga.

Sette corridori che dopo poco diventano otto: Viel, Tonelli, Van Der Hoorn, Jorgensen, Peron, Plane, Conci e Tagliani.

Il sole è alto, il traguardo lontano e il gruppo lascia fare, controllato dalle squadre dei favoriti.

Come da copione la corsa si anima nei pressi dei tre Capi che tutti vogliono prendere davanti. 

La velocità di alza e il vantaggio dei fuggitivi cala a 1’03’’ quando mancano 50 km all’arrivo.

L’ultimo degli otto ad arrendersi, Van Der Hoorn, viene ripreso sulla salita della Cipressa, quando mancano 24 km a Sanremo.

Il gruppo inizia compatto la salita del Poggio, l’ultima asperità della gara, quella decisiva, quella in cui tutti sanno che uno tra Alaphilippe, van Aert e van der Poel attaccherà.

E infatti, dopo che la Ineos ha tenuto alto il ritmo nel primo tratto, nel punto più duro il campione del mondo scatta – com’era scattato due anni fa quando ha vinto, com’era scattato l’anno scorso quando poi è andato a giocarsela con van Aert.

Ma oggi lo seguono in tanti, troppi. In contropiede ci provano anche van der Poel e van Aert, ma il gruppo è sempre lì, come è sempre lì Caleb Ewan che anzi negli ultimi metri del Poggio si trova in testa a fare l’andatura.

Scollinano assieme una dozzina di corridori, tutti assieme percorrono i tornanti che scendono su Sanremo, ed è a quel punto che arriva Jasper Stuyven.

Scatta sul finire della discesa, quando mancano poco più di 2 chilometri al traguardo.

Guadagna cinquanta, cento metri, mentre Søren Kragh Andersen parte anche lui e gli si riporta a ruota. 

Dietro i grandi favoriti, quelli baciati dal sole delle 10:37, aspettano, si guardano, si organizzano.

Ma è un gioco pericoloso da giocare quando manca un chilometro alla fine della prima Classica Monumento della stagione, anche se ti chiami Alaphilippe o van Aert o van der Poel.

Infatti Stuyven prende un po’ di fiato dietro Kragh Andersen e quando mancano 150 metri scatta di nuovo, stavolta in volata, supera il compagno di avventura che viene ripreso dagli altri e vola verso la più importante vittoria della sua carriera.

2° Ewan, 3° van Aert, 4° Sagan (al quinto quarto posto in carriera qui), 5° van der Poel. 16° Alaphilippe.

C’è una foto che forse più di altre racconta bene quest’edizione della Milano-Sanremo.

Sono ancora tutti lanciati nel massimo sforzo dello sprint: van Aert a sinistra, Ewan a destra seguito da Aramburu, al centro nascosto c’è van der Poel. S’intravedono anche van Avermaet e Colbrelli.

Alcuni sono in ombra, alcuni illuminati ma da una luce ormai già di seconda mano.

Davanti a loro, a godersi i raggi zenitali del sole, è gia arrivato Jasper Stuyven – l’unico a godersi davvero il primo giorno di primavera.

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