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Milano-Sanremo 1976, la settima meraviglia di Merckx

19/03/2026

Sabato, sulla Riviera ligure, si scriverà una nuova pagina della ricchissima storia della Milano-Sanremo: campioni come Mathieu van der Poel, Tadej Pogačar e gli altri protagonisti del ciclismo moderno ripercorreranno le orme di giganti come Eddy Merckx. Non è un caso che la Primavera si disputi il 21 marzo, come da tradizione, aprendo ufficialmente la grande stagione delle Classiche. Ma l’edizione 2026 richiama in modo particolare quella del 1976, una delle più significative nella storia della Classicissima, di Merckx e del ciclismo in generale.

Il 19 marzo 1976, esattamente cinquant’anni fa, il campione belga tagliava per primo il traguardo di Via Roma. Mezzo secolo dopo, chi non ha vissuto in prima persona la sua grandezza potrebbe pensare che si trattasse semplicemente di una delle sue tante vittorie. Un’altra riga in un palmares talmente ricco da risultare quasi difficile da comprendere nella sua reale portata. Ma quella non fu una vittoria qualunque: rappresentò un apice, un punto di arrivo, e allo stesso tempo l’inizio di un nuovo capitolo.

Tra Girardengo, Maertens e De Vlaeminck

Forza della natura, celebre per la sua potenza fisica e il suo carattere indomabile, Merckx si presentava alla sua nona Milano-Sanremo con qualche frustrazione. Proprio la Classicissima era stata una delle corse simbolo del suo “cannibalismo”. Sui Capi e sul Poggio aveva ottenuto il suo primo grande successo, nel 1966, a soli vent’anni, per poi ripetersi nel 1967, 1969, 1971, 1972 e 1975. Nella storia della corsa, soltanto un altro Campionissimo era riuscito a raggiungere quei livelli: Costante Girardengo, vincitore di sei edizioni tra il 1918 e il 1928.

Eppure, alla vigilia del 1976, le attenzioni erano sì su Merckx, ma anche sui dubbi legati al suo stato di forma. Fino a quel momento della stagione aveva raccolto poco — una sola tappa alla Tirreno-Adriatico, contro le 23 vittorie dell’anno precedente, con già cinque successi prima ancora di arrivare a Sanremo — mentre i connazionali Roger De Vlaeminck e Freddy Maertens brillavano. A trent’anni, Merckx era forse in declino? Sì e no, come dimostrò proprio sulle strade verso Sanremo.

Eddy Merckx: “In realtà stavo iniziando lentamente il mio declino”

Il 19 marzo 1976 Merckx mostrò ancora tutte le qualità del Cannibale: volontà, classe, velocità, grinta, potenza e controllo della corsa. Sul Capo Berta si selezionò un gruppo di una quindicina di corridori, ancora troppo numeroso per il campione belga, che attaccò più volte fino a spezzare la resistenza degli avversari sul Poggio. In salita riuscì a rientrare su di lui anche Jean-Luc Vandenbroucke (che anni dopo sarebbe stato squalificato per doping), dando vita a un duello a due fino al traguardo. Ma Merckx, più esperto, fece la differenza in discesa e gestì alla perfezione il finale, conquistando un altro record leggendario: sette vittorie nella stessa Monumento.

“Da quel momento, in realtà, iniziò lentamente il mio declino”, avrebbe ammesso Merckx molti anni dopo. Proprio la Sanremo gli aveva regalato, nel 1966, il suo secondo successo da professionista, dopo l’Omloop van het Houtland del 1965. Dopo quella settima vittoria ne sarebbero arrivate ancora nove, ma nessuna capace di ridefinire la grandezza del suo palmarès. Nessuna paragonabile alla sua straordinaria “Settima Mervaglia” alla Milano-Sanremo.

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