Scatti sul Poggio e volatone
Col passare degli anni il ruolo da trampolino di lancio del Poggio diventa sempre più evidente, non solo la salita ma anche la discesa.
Sean Kelly costruisce lì le sue due vittorie, così come Laurent Fignon e Maurizio Fondriest, che vinse nel giorno in cui nacque la figlia.
Non sono mancate edizioni memorabili, come quella dei ventagli del 1990 nel giorno di Gianni Bugno, o i 140 km di fuga di Claudio Chiappucci l’anno seguente. Gabriele Colombo rimarrà invece, per i successivi 30 anni, l’ultimo ad aver vinto con un attacco sulla Cipressa nel 1996.
A cavallo tra gli anni ’90 e 2000 è arrivato il periodo dei grandi velocisti, in particolare di Erik Zabel, che la vinse 4 volte tra il 1997 e il 2001, venendo beffato solamente dall’attacco da finisseur di Andrei Tchmil nel 1999. Si imposero poi anche Mario Cipollini (2002) e Alessandro Petacchi (2005), Mark Cavendish (2009) e Alexander Kristoff (2014), John Degenkolb (2015) e Arnaud Démare (2016), senza dimenticare la tripletta di Óscar Freire (2004, 2007, 2010).
hall of fame
Una delle vittorie più rocambolesche nella storia recente della Milano-Sanremo è quella di Freire. La prima dello spagnolo, quella del 2004. Vinse per 11 millesimi di secondo su Erik Zabel che, sicuro della vittoria dall’alto dei suoi 4 successi, era già a braccia alzate. Ma non aveva fatto i conti col fiuto e il ‘killer instinct’ di Freire, che si era piazzato alla sua ruota e, negli ultimissimi metri, era saltato fuori per andarsi a prendere la prima vittoria in una classica Monumento. “La Sanremo si può perdere in qualsiasi metro dei 300 km di gara, ma si vince solo nell’ultimo chilometro” era il mantra che soleva ripetere Óscar. La vinse anche nel 2007 e nel 2010, entrambe dopo una volata a ranghi quasi compatta. Non aveva il picco di velocità più alto del gruppo, ma dopo corse lunghe ed estenuanti sapeva sempre come farsi valere. 3 Milano-Sanremo, e 3 Mondiali, d’altronde, non si vincono per caso.